Cambiare punto di vista cambia tutto
Leggevo questa mattina quesot articolo: “The newspaper vendor is disappearing”.
Solo la seconda parte, la prima riguarda DSK e sinceramente mi interessa veramente poco.
Trovo decisamente calzante il rapporto che viene fatto tra Apple - che anni fa diede inizio all’epopea dei suoi retail outlet monomarca - e la tanto vituperata distribuzione dei quotidiani o dei giornali più in generale.
Se Apple, si dice, avesse guardato alla concorrenza controllando eclusivamente l’efficienza dei costi e le vendite di un tale canale distributivo non avrebbe aperto alcun negozio proprietario. Punto. Non sono convenienti dal punto di vista meramente economico.
Ma stiamo parlando di un’azienda, Apple, che in modo lungimirante ha visto i suoi negozi monomarca come parte integrante dell’esperienza di brand da fare vivere ai suoi clienti. E da quesot punto di vista la scelta è risultata ed è decisamente vincente.
Cambiando settore, se pensiamo - si dice sempre nell’articolo - alla distribuzione dei giornali dal solo punto di vista - appunto - del canale distributivo, in effetti questa modalità non può che essere un costo, a volte non ulteriormente sopportabile. Bisogna tagliare e trovare canali nuovi.
Ma se invece inserissimo la distribuzione in un’ottica di marketing? E quindi ne imputassimo parte di costi al canale marketing? Il discorso cambierebbe e non di poco. Perché distribuire un prodotto come i giornali vuol dire trovarsi a tu per tu con il cliente. Con tutti i vantaggi che ne conseguono da un punto di vista, appunto, di marketing.
Certo, l’articolo evidenzia che innanzitutto i quotidiani dovrebbero avere dei budget sensati di marketing. Ma - aggiungo io - dovrebbero anche essere in grado di capire il perché la visione esposta sopra sopra modifichi diametralmente le prospettive.