Gli “Open Data/Raw Data” generano business
Interessantissimo l’articolo di copertina, con relativi approfondimenti all’interno, pubblicato su nòva24 allegato a Il Sole 24 Ore di giovedì 13.
Come si dice nel sottotitolo “L’informazione pubblica aperta genera business”. Come non essere d’accordo? Non tanto perché lo sostenga, e da tempo, Tim Berners Lee, quanto perché il concetto è talmente di tutta evidenza che sarebbe folle sostenere il contrario. Al centro - l’Open Data intendo - di politiche ben precise dell’amministrazione Obama e - grazie alla consulenza dello stesso Berners Lee - all’ordine del giorno anche in UK, l’argomento è di fondamentale rilevanza - o dovrebbe esserlo - per tutti quei paesi e quelle amministrazioni che vogliano veramente fare della trasparenza del proprio operato e dell’accessibilità ai dati da parte di tutti uno dei punti fondamentali del loro agire quotidiano.
Molti approfondimenti si possono trovare su nòva review a questo indirizzo: http://novareview.ilsole24ore.com/pubblica-amministrazione dove potete anche scaricarvi la copertina in formato PDF, se volete leggervela con calma. Tra gli approfondimenti c’è ovviamente il video dell’intervento di Tim Berners Lee a “TED, Ideas worth spreading”, intervento che trovato in ogni caso sul sito di TED: Tim berners Lee on the next web.
Ovviamente l’Open Data non è implementabile immediatamente allo stesso modo in qualsiasi nazione, vista l’esigenza di contemperare l’accesso pubblico e libero ai dati con le diverse legislazioni in tema di privacy. Questo, in estrema sintesi, il concetto fondamentale che, almeno in alcuni casi, vede opposta l’esigenza di pubblicità e il diritto alla riservatezza.
Ovviamente in Italia, e non me ne stupisco affatto, l’argomento ad oggi è stato trattato in modo ancora del tutto marginale; a me personalmente interessa molto. Al di là della correttezza dell’accesso pubblico a dati che, in molti casi, sono frutto del lavoro pagato con soldi pubblici e che avrebbero quindi ragione di tornare in veste di “Open Data/Raw Data” a chi - in ultima istanza - tale lavoro ha pagato/finanziato cioè i cittadini, pensiamo solo a quanto valore aggiunto si potrebbe sviluppare nel momento in cui ci fosse un vero accesso aperto a tutti a dati pubblici rilevanti e fondamentali.
NYC BigApps è forse il caso che nella Rete è stato ed è tra i più significativi: un concorso per la creazione di applicazioni e strumenti per veicolare informazioni e dati rilevanti ai cittadini newyorkesi e farlo in maniera effettiva, con più attrattiva e con una maggiore utilità per i cittadini stessi. Altri esempi li potete trovare sulle pagine di nòva review che ho citato prima.
In realtà l’accesso a questo genere di dati, in formato raw e quindi accessibile senza troppi problemi a chiunque voglia e sappia gestirlo, aprirebbe scenari assai interessanti in tema - come dicevo prima - di valore aggiunto a livello di fruizione e comunicazione. Da tempo ho nel cassetto un progetto su Milano che vorrei che vedesse la luce, prima o poi. Affinché questo avvenga avrei però necessità di accedere a dati open e raw sulla città di Milano. In un formato gestibile. Molto modestamente non ambisco a quell’accesso via web di cui si parla nell’articolo (e nelle politiche più lungimiranti in materia,ì come quelle di USA, UK e altri stati ancora) cioè dati in un vero e proprio formato raw; siamo in Italia e conosco i limiti di questo paese che è sempre un po’ indietro sulle cose 9 volte su 10. Mi accontenterei però di potere accedere a dati open in formati che non necessitino di eccessive elucubrazioni per la loro lettura, gestione ed utilizzo. E - ovvio - aggiornati e non risalenti agli anni ‘15-‘18.
Dati di varia natura, non ho esigenze particolari o settoriali. Semplicemente dati che parlino di Milano. Dati che, ad oggi, non sono riuscito a trovare da nessuna parte. Probabilmente, anzi sicuramente, perché ad oggi non esistono o, in ogni caso, non esistono in una forma che consentirebbe una fruizione sensata a fruttuosa. Se qualcuno vuole smentirmi, sarò ben lieto di accogliere la notizia. Nel frattempo pensiamo a cosa si sta facendo in tema di “Open Data” in altri paesi e cerchiamo di capire che sarebbe bene, una volta tanto, non arrivare sempre, decisamente, ultimi. Perché al di là dell’aspetto etico e di trasparenza e al di là del fatto che io ne veda i risvolti - assai interessanti - nel campo della comunicazione, ce ne sarebbe anche per chi è solito farsi solleticare solo dall’aspetto monetario: open data e raw data possono benissimo essere una fonte di business non indifferente.