Guerra dei browser/plugin. L’interesse dell’utente? Non pervenuto
L’avevo già scritto un po’ di tempo fa. Non che ci volesse il dono della preveggenza: sul web gli standard sono tali solo a parole e ogni volta che all’orizzonte se ne profila uno nuovo, seppure “corredato” di tutti i crismi del caso, comincia la solita e inesorabile guerra tra fazioni opposte.
HTML5 contro Flash, guerra dei formati e delle soluzioni per l’integrazione delle font nei browser e chi più ne ha più ne metta. E ora ci si mette anche Google Chrome. Forte del fatto di essere il terzo browser più diffuso la mondo, Google Chrome vedrà da ora in avanti l’integrazione del plug-in Flash quantomeno nelle versioni dedicate agli sviluppatori.
Io non ho nulla né contro né a favore di Flash. Semplicemente non sopporto le posizioni manichee in tema di soluzioni da fornire al cliente perché i mezzi vengono visti come assoluti e non in relazione alla funzione che devono svolgere e a quello che dovrebbe essere il loro obiettivo reale: consentire di fruire determinati contenuti. Come tutti i mezzi anche Flash ha i suoi campi di applicazione e, in passato come oggi, ha avuto certo utilizzi non proprio consoni che ne hanno decretato il rifiuto a priori da parte di molti.
L’ostracismo di Apple nei confronti del plug-in di Flash può forse essere giustificato da questioni squisitamente tecniche da un lato, ma non si è forse perso un po’ di vista il cliente finale, il consumatore, l’utilizzatore? E non parlo solo di Apple, è un discorso èiù generale. Con iPad ormai in dirittura d’arrivo sugli scaffali e con prenotazioni ormai esaurite, con parte degli editori che hanno già imboccato la via del cambiamento in tema di contenuti - via Flash ed entri HTML5 - per potere essere disponibili e fruibili con i loro contenuti su iPad e con Google Chrome che - di converso - vuole integrare Flash al suo interno sta per iniziare la classica contrapposizione tra soluzioni che non può che portare svantaggi per l’utente finale.
La guerra dei browser, la famigerata lotta tra Netscape e Internet Explorer, è ancora ben viva nei ricordi di tutti (non che oggi i browser siano completamente rispettosi degli standard né equivalenti tra di loro, per carità) e stiamo per assistere ad un’altra battaglia.
Lo ribadisco ancora una volta: ognuno ha le sue giustificabilissime ragioni, ma arroccarsi su posizioni estreme, nell’uno come nell’altro caso, non può che portare l’utente a doversi arrovellare su quale sia la soluzione migliore. La soluzione migliore per tutti i casi non esiste, bisognerebbe potere scegliere ma non a priori, bensì di volta in volta in base ai contenuti dei quali voglio fruire.
Non dimentichiamoci infatti che per fare business un’azienda dovrebbe tenere in debito conto l’interesse dei propri utenti, non decidere a priori cosa sia meglio o peggio per loro. Contrapporsi a tutti i costi su certi temi, a mio parere non è fare l’interesse degli utenti.
Con buona pace, tra l’altro, degli sviluppatori, costretti ad inseguire sempre standard che tali non sono quasi mai e costretti a moltiplicare gli sforzi nel tentativo di far fruire i contenuti ad un numero più elevato possibile di persone.