Smettiamola di parlare solo di noi stessi!
Traduco in Italiano la citazione di Dan Zarrella fatta poc’anzi e ci aggiungo una piccola riflessione:
Il social media è un cocktail party, nessuno vuole stare a sentire te che parli di te stesso tutto il giorno.
Nulla di più sacrosanto. L’articolo — in estrema sintesi — porta all’attenzione tre punti fondamentali:
- Il social media è un cocktail party, nessuno vuole stare a sentire te che parli di te stesso tutto il giorno.
- La gente non vuole sentire sempre le stesse cose.
- Non possiamo sempre produrre notizie da prima pagina ogni volta che pubblichiamo qualcosa su Twitter o sul nostro blog, ma possiamo parlarne dal nostro personale punto di vista.
Si tratta di affermazioni che per qualcuno forse possono apparire scontate — chi mai vuole attaccare bottone con una persona logorroica ed egocentrica che inizia sempre le sue frasi con “Io”? Nessuno, penso — ma che scontate non lo sono, visto che, a guardarsi intorno, sono molteplici e sin troppe le occasioni in cui questi tre principi basilari vengono disattesi.
Quanti sono i blog — anche e soprattutto professionali e aziendali — intrisi di contenuti autocelebrativi? Quante le bacheche di Facebook & co. piene di annunci del tipo “Noi facciamo questo e quello”? Sono troppi ad onor del vero. Se i Social Media — come dice il termine stesso - nascono e sono sociali, allora dov’è l’elemento di socializzazione quando ci si autocelebra a piene mani? Dov’è l’interazione? Manca del tutto.
In questi casi, detto sinceramente, non so quanto possa essere produttiva una presenza online. Se io — tuo potenziale utente/consumatore/o–come–altro–vuoi–chiamarmi–ma–target–no–perché–mi–sono–stufato–di–fare–il–bersaglio–delle-tue–assurde–pubblicità — devo sorbirmi l’ennesimo canale “non comuncativo” in cui vedere e leggere spudorate pubblicità o annunci stampa, scusa, ma di cosa possiamo/dobbiamo discutere e in cosa tutto questo sarebbe diverso rispetto ai canali comunicativi soliti?
Se invece siamo tra coloro che non sono esclusivamente autoreferenziali, se cioè per noi esiste un mondo di cose interessanti — e amiamo parlarne — anche al di là di noi stessi, impariamo comunque a non scrivere sempre le solite cose.
Un po’ di sana varietà non guasta mai. Non dico di saltare di palo in frasca, la pertinenza rispetto al tema principale ci deve sempre essere, pena non interessare a nessuno con il proprio ondivago girovagare di argomento in argomento, però c’è modo e modo di affrontare la questione.
E per essere interessanti e vari non è detto che si debba/si possa creare ogni volta un contenuto ad hoc, mai trattato. Citare è lecito, citare è bene così come lo è veicolare contenuti altrui (sempre citando la fonte, ovvio!) perché — alla fine della fiera — anche questo è socializzare, rendere sociale un contenuto. Il plus potrebbe e dovrebbe, però, essere rappresentato dal nostro contributo, dal nostro punto di vista sulla questione: è questo che fa nascere la discussione e lo scambio di idee.
Certo, alcuni contenuti si prestano a essere veicolati così come sono, altri invece richiedono — per fare esprimere appieno le potenzialità al mezzo social — un ulteriore e piccolo sforzo in più.
Nessuno di questi tre punti richiede impegni stratosferici, più semplicemente si richiede una consapevolezza del mezzo che si va ad utilizzare e delle sue peculiarità. Perché il social media non è l’ennesima bacheca degli annunci né un megafono per amplificare il nostro ego.