Chi ben comincia è a metà dell’opera
Roma ha un nuovo logo. Forse. Sì, perché ora che finalmente si conosce il vincitore del concorso “Roma in un’immagine” infuria la polemica. Su più fronti.
C’è infatti chi afferma di essere la reale autrice del logo (leggere l’articolo citato per i dettagli) che quindi non sarebbe un’opera originale del vincitore e c’è chi, da tempo, afferma di conoscere il nome dell’agenzia vincitrice. Si tratta di Stefano Buscaglia, che ha anche aperto un gruppo ad hoc su Facebook: Roma in un’immagine - Aspettando il risultato.
Mi sento decisamente in imbarazzo per la situazione, seppure non mi riguardi in prima persona. Come è possibile che in Italia non si riesca a gestire un concorso in modo decoroso? Passi per la questione della paternità dell’elaborato - trattasi di una eventuale questione legale tra due persone terze rispetto al Comune che ha indetto il concorso - ma come mai qualcuno ha potuto già annunciare il vincitore con largo anticipo, dando adito così ai soliti dubbi?
Aggiungiamoci anche che Umberto Croppi, assessore alle politiche culturali e alla comunicazione del comune di Roma, afferma (vedasi articolo citato in apertura) che il logo “era facile realizzare, visto che Roma ha un suo brand da qualche migliaia di anni” e io mi domando come mai, allora, sia stato indetto l’ennesimo concorso poi fonte di polemiche…
Per altro l’assessore Croppi è lo stesso che affermò, tempo addietro, che il logo “I love NY” costò 14 mln di dollari alla città quando è ormai noto e arcinoto a tutti - avendolo Milton Glaser dichiarato in decine di interviste - che il marchio venne realizzato pro bono. Al massimo, ipotizzo io senza avere dati di riscontro, 14 mln di dollari fu il costo della campagna che venne studiata per il rilancio della città e dello stato di New York.
Povera Italia della comunicazione. Con la c minuscola. Non merita scomodare le maiusco qui…