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Mi chiamo Maurizio Piacenza, vivo e lavoro a Milano dove mi occupo di progetti per la comunicazione.

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Settembre 8, 2010 at 9:32pm
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Quando comunicare non è più una cosa libera

Chi l’avrebbe mai detto che, dopo periodi in cui privacy e diritti degli utenti - in generale - non erano certo il punto forte di Facebook, saremmo arrivati al momento in cui la “faccia da libro” si sarebbe erto a paladino dei diritti e della libertà?

Eppure, udite udite, ci siamo arrivati. La storia, in breve (quella completa la trovate in questo post su KTTB, insieme ai link alle note sull’argomento che giustamente Pasquale Barbella si è sentito in dovere scrivere: Advertown, gruppo su Facebook che trattava di adv, si è visto cancellato del tutto grazie alla segnalazione/reclamo di un utente che lamentava la violazione di non meglio precisati suoi diritti. Niente appello, niente cancellazione dei contenuti incriminati, cancellazione diretta del gruppo e buonanotte suonatori.

Leggendo il post citato potrete realizzare tutta l’assurdità della questione: profili, gruppi, discussioni, tutto insomma su Facebook è in balia di richieste di cancellazione conseguenti alle affermazioni di violazione di ipotetici propri diritti che possono giungere da terzi. Nessun controllo, nessuna volontà di ridurre la portata dell’eventuale incidente. Che poi, detto tra di noi, è ancora tutto da dimostrare che Advertown abbia violato e come un diritto (quale, purtroppo, non è dato di sapere) del Cenacolo di studi della civiltà cristiana Attilio Mordini.

In ogni caso non si poteva richiedere la rimozione del contenuto incriminato, quello che violava i diritti in questione? Sarebbe stata una soluzione troppo semplice? Forse sarebbe stato logico, ma tant’è… Rimozione del gruppo e chi si è visto si è visto. Ora, giustamente, Pasquale Barbella sta cercando di contattare il Cenacolo per avere delucidazioni in merito, ma sembra che le risposte tardino ad arrivare.

Quello che mi chiedo io è: passi per i diritti dei singoli che sono sacrosanti e inviolabili, ma com’è possibile che un qualunque personaggio possa - senza dimostrare prima alcunché - arrivare a fare cancellare un gruppo di discussione come Advertown senza che nessuno si sia posto prima delle domande? Pasquale Barbella non è certo l’ultimo arrivato nella comunicazione e nell’adv italiano (e non solo) e Advertown non era certo un covo di ladri dediti al furto di lavori altrui. Qualcuno, a Facebook, deve per altro ignorare del tutto sia i contenuti e lo scopo di Advertown sia chi sia stato e sia Pasquale Barbella. Vabbè, beata ignoranza…

Quello che mi fa ridere - per modo di dire - è come si possa cambiare faccia dall’oggi al domani: prima sprezzanti della privacy altrui (vero Facebook? Vogliamo parlare un po’ delle polemiche nate in merito?) poi, all’improvviso, paladini a spada tratta (e con i paraocchi) di qualsivoglia diritto di terzi.

Se poi qualcuno, prima o poi, ci farà la cortesia di dirci quale diritto fondamentale del fantomatico Cenacolo Attilio Mordini è stato violato da Advertown ne saremo immensamente felici. Come dice Pasquale Barbella, saperlo è ormai una questione di principio. E, aggiungo io, di curiosità: cosa centra questo benedetto cenacolo con l’adv? Fatico seriamente nel vederci un qualsivoglia nesso. Va a finire che, quando sapremo tutta la storia, ci sarà da ridere. Un riso amaro però, visto che - a quanto pare - comunicare non è più così facile nemmeno facendolo in modo corretto.

Ma i social network non erano nati per questo, cioè per comunicare? Boh. Mi devo essere perso qualcosa per strada.